Appunti di Bottega – Episodio 2
Ogni anno, quando arriva il Natale e il panettone torna protagonista, compare puntuale la stessa domanda: “Perché un panettone artigianale da un chilo costa 40–50 euro?”
E da un lato lo capisco: siamo circondati da panettoni di ogni tipo, a prezzi bassissimi, e sembra quasi che uno valga l’altro. Ma non è così.
Questo articolo nasce da un episodio reale in bottega.
Qualche giorno fa una cliente mi dice:
“Con 40 euro io prendo quattro pizze e ceniamo in famiglia. Non è accettabile che un panettone costi così.”
E allora eccomi qui, nella seconda puntata di Appunti di Bottega, a raccontarti cosa significa davvero fare un panettone artigianale.
1. Tutto parte dal lievito madre: un ingrediente vivo
Il panettone artigianale nasce da un lievito madre che va curato e nutrito ogni giorno.
È una materia viva, che richiede rinfreschi, attenzione, costanza.
Se non è in forma, l’impasto non cresce, non si sviluppa, non regge.
È una fase invisibile agli occhi, ma fondamentale.
2. Il primo impasto: la notte di attesa
Il primo impasto si prepara con farina di forza, burro, zucchero, tuorli e lievito madre.
È un impasto che deve lievitare tutta la notte, anche 12–14 ore.
Solo quando triplica, si può procedere.
Il tempo è parte del processo: niente scorciatoie.
3. Il secondo impasto: tecnica, precisione e ingredienti veri
Il giorno successivo si passa al secondo impasto.
Qui si aggiungono altro burro, tuorli, zucchero, miele, aromi e gli ingredienti scelti:
canditi veri, uvetta, cioccolato.
Le temperature devono restare stabili, la maglia glutinica va sviluppata con cura, l’ordine di inserimento degli ingredienti è delicato.
È la parte più tecnica di tutto il processo.
4. La pirlatura: un gesto artigianale che fa la differenza
La pirlatura è la lavorazione a mano che dà forma e struttura al panettone.
È un movimento circolare che compatta e organizza l’impasto, permettendogli di crescere in modo uniforme.
Si fa uno a uno, senza macchine.
5. La lievitazione finale: lenta e mai forzata
Il panettone, messo nei suoi stampi, lievita ancora molte ore.
Non si forza nulla: la massa deve crescere da sola, con i suoi tempi, a temperatura controllata.
Questa fase determina la sua altezza, la sua leggerezza, la sua scioglievolezza.
6. La cottura e il raffreddamento “a testa in giù”
Una volta cotto, il panettone viene infilzato e capovolto.
Raffredda così, sottosopra, per evitare che collassi.
È un passaggio iconico del metodo artigianale.
In tutto: due giorni di lavoro vero
Tra lievito madre, impasti, riposi, pirlatura, lievitazioni, cottura e controlli continui, servono circa due giorni pieni.
Ecco perché un panettone artigianale non può costare quanto uno industriale.
Non stai comprando solo un dolce: stai scegliendo tempo, cura, tecnica e ingredienti veri.
Conclusione
Non pretendo che tutti scelgano il panettone artigianale.
Ma ci tengo che chi lo guarda capisca cosa c’è davvero dietro.
Perché conoscere il valore delle cose è il primo passo per apprezzarle.
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Elisa, artigiana del cibo.
